Vai al contenuto

La controversia sui vaccini, sepolta una volta per tutte?

20 gennaio 2011

Durante il 2010 si è visto un grande movimento nel campo della controversia sui vaccini, con notevoli risultati positivi. In particolare non è stato un buon anno per Andrew Wakefield, uno degli uomini che più hanno contribuito alla diffusione del panico da vaccino.

Per cominciare due dei suoi articoli scientifici sono stati rimossi, in particolare il famigerato articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista medica Lancet, che fu uno degli elementi più importanti per la nascita della controversia sulla pericolosità dei vaccini. Dopo circa 12 anni, l’articolo originale uscì nel 1998, finalmente Lancet il 2 febbraio 2010 ha deciso di rimuoverlo dai suoi archivi in quanto molte affermazioni contenute risultarono essere false. A maggio un altro giornale medico, il “The American Journal of Gastroenterology” ha rimosso un articolo basato sui dati di quello del Lancet e il 3 febbraio Neurotoxicology rifiutò di pubblicare un articolo di Wakefield, già apparso nella versione online del giornale.

Già a questo punto le basi scientifiche da cui prende spunto il movimento contro i vaccini sono in forte discussione, per non dire del tutto assenti. Ma non è finita…

Dal 24 maggio 2010, infatti, Andrew Wakefield non è più un medico, o, meglio, non ha più la possibilità di esercitare la professione, in seguito ad una condanna da parte del Consiglio Generale dei Medici britannico (General Medical Council, GMC), con relativa espulsione dal registro dei medici del Regno Unito. Dal 2007 il GMC ha condotto un’indagine su accuse contro Wakefield e, il 28 gennaio 2010 ha confermato tutti i capi d’accusa (parafrasando dalla pagina di Andrew Wakefield su Wikipedia):

  • “essere pagato da avvocati rappresentanti genitori convinti che i loro figli avessero subito danni dal vaccino trivalente MMR” (contro cui si scagliava la ricerca di Wakefield)
  • aver prescritto analisi non necessarie e contrarie all’interesse dei suoi pazienti
  • aver agito irresponsabilmente e disonestamente per non aver reso pubblici i metodi con cui i soggetti dello studio furono reclutati
  • “aver condotto lo studio con modalità non approvate dalla commissione etica dell’ospedale”
  • aver comprato campioni di sangue a 5 sterline l’uno (circa 6 euro) da bambini presenti alla festa di compleanno del figlio

Come abbiamo visto, il risultato di questa “condanna”, in questo caso per motivi etici e professionali e non scientifici, ha provocato la sua espulsione dall’albo; non essendo abilitato a svolgere la professione di medico in nessun’altra nazione, nemmeno negli USA dove risiede da diversi anni, Andrew Wakefield a tutti gli effetti non è più un medico.

Quanto visto finora dipinge un quadro piuttosto desolante della vicenda che ha dato forza al panico verso i vaccini: le basi scientifiche sono state contestate dai giornali su cui sono state pubblicate, diversi coautori dell’articolo più significativo ne hanno preso le distanze e ne hanno sconfessato le conclusioni e il GMC ha screditato il maggiore sostenitore, all’interno dell’establishment medico, del legame tra vaccini e autismo accusandolo di comportamento non professionale e contrario all’etica.

Facciamo ora un salto in avanti nel tempo e arriviamo al momento attuale: a inizio gennaio 2011 il British Medical Journal, giornale scientifico molto importante nell’ambito medico internazionale, inizia a pubblicare una serie di tre articoli  firma di Brian Deer (qui, qui e qui) che analizzano a fondo la vicenda di Wakefield e portano alla luce dati precedentemente ignoti o poco conosciuti. In particolar modo, viene fuori che dietro a tutta questa vicenda non c’è altro che una quantità decisamente considerevole di denaro finito nelle tasche dell’ex-dottore, il quale prevedeva anche di ottenerne molto di più dal panico da vaccino.  Si scopre, per cominciare, che durante i suoi studi, veniva pagato 150 sterline all’ora (circa 180 euro) da un avvocato inglese, Richard Barr, impegnato a dare assistenza legale a famiglie di bambini affetti da autismo convinte che la causa della malattia fosse da attribuire ai vaccini. Questo “piccolo” conflitto di interessi, mai palesato da Wakefield, gli ha portato in tasca circa 436000 sterline, oltre ai 12 “volontari” per il suo studio.

Sì, perché i bambini reclutati per la ricerca che porterà alla pubblicazione del famoso articolo sul Lancet arrivano tutti da Wakefield attraverso l’associazione per cui lavora l’avvocato Barr, che ha come scopo il collegamento dell’autismo regressivo con i vaccini per orecchioni, morbillo e rosolia (MMR in inglese). Vediamo qui un altro punto importante: lo studio si basa su un campione di solo 12 bambini, non esattamente un numero elevato, buono forse per uno studio preliminare, e inoltre il campione difficilmente può dare luogo a risultati statisticamente significativi, date le modalità usate per la scelta dei soggetti. Vediamo nel dettaglio: lo studio si prefiggeva (scopo definito ancora prima dell’inizio dello studio) di correlare l’autismo regressivo ad una malattia gastrointestinale, la malattia di Crohn e questa alla somministrazione del vaccino trivalente MMR; i bambini inseriti in questo studio vengono trovati dall’avvocato Barr, il quale per fare ciò manda lettere ai suoi assistiti chiedendo che genitori di bambini affetti da autismo e malattia di Crohn, i cui sintomi si siano manifestati poco dopo la somministrazione del vaccino, si mettano in contatto con Wakefield. A questo punto non sembra così strano che si sia trovata questa correlazione! È come se io volessi dimostrare che tutti i tulipani sono rossi e per fare questo facessi uno studio con solo tulipani rossi:il risultato è garantito ma difficilmente si può definire statisticamente significativo!

Quindi Wakefield ha barato nel suo studio prendendo come soggetti bambini che non potevano che confermare la sua ipotesi? Ci ha provato… ma nemmeno così i risultati dei test gli davano ragione, pertanto ha dovuto modificare anche quelli, stravolgendoli completamente. Nell’articolo del Lancet, ad esempio, 9 dei 12 bambini risultavano essere affetti da autismo regressivo – ovvero non congenito, condizione necessaria affinché la sua causa potesse essere il vaccino – ma, analizzando i referti clinici, solo ad uno di essi fu diagnosticata questa patologia. L’articolo, inoltre, affermava che 8 dei 12 bambini avevano manifestato i primi sintomi legati all’autismo pochi giorni dopo la somministrazione del vaccino trivalente, mentre all’analisi dei fatti, per 10 bambini la manifestazione dei sintomi avviene mesi o anni dopo e, in un paio di casi addirittura prima della somministrazione, mentre nel caso degli ultimi due vi è grande incertezza. Qui potete trovare uno specchietto che riassume i confronti tra i dati dell’articolo e quelli emersi dall’analisi dei referti. Di particolare interesse sono le ultime due colonne, relative alla presenza di tutti e tre gli elementi, autismo regressivo, colite non specifica e manifestazione dei sintomi poco dopo il vaccino: dall’articolo risulta che 6 dei 12 bambini presentano tutti e tre questi elementi mentre all’analisi dei fatti, in nessun caso si presentano tutti e tre insieme, cosa che squalifica completamente il legame causa-effetto vaccino-autismo che è la tesi dell’articolo.

Ma torniamo alle motivazioni dietro a questa truffa scientifica: il denaro. Ho già scritto delle quasi 436000 sterline incassate da Wakefield come consulenza per il gruppo di vaccinocomplottisti™ inglese, a questo, nelle sue intenzioni, doveva solo essere la proverbiale punta dell’altrettanto proverbiale iceberg. Pare, infatti, che egli abbia brevettato un nuovo vaccino singolo per gli orecchioni, per sostituire quello trivalente che cercava di legare all’autismo e questo ancora prima della fine dello studio. Quello che è certo, invece, è che egli abbia brevettato un metodo per la diagnosi di sindromi di regressione comportamentale basato sui risultati pubblicati sul Lancet, e un metodo per la diagnosi della sindrome di Crohn, che abbiamo visto essere, secondo quanto affermato da lui, strettamente legata all’autismo. Subito dopo la pubblicazione del suo articolo, Wakefield e soci hanno fondato due società, Immunospecifics Biotechnologies Ltd e Carmel Healthcare Ltd, con la motivazione di sfruttare questi due brevetti. Secondo le stime di Wakefield queste imprese avrebbero dovuto fruttare decine di milioni.

Andando a vedere la lista dei potenziali investitori, con cui Wakefield aveva intrecciato rapporti, ci troviamo di fronte ad un aspetto ironico (se l’intera vicenda non fosse tragica nelle sue conseguenze): tra i maggiori possibili finanziatori e fruitori di consulenze figuravano ditte farmaceutiche importanti quali Axcan Pharma, Johnson & Johnson, Merck e SmithKline Beecham, ovvero i principali nemici dei vaccinocomplottisti, in quanto accusate di fare soldi sulla pelle della gente.

Arrivando alla fine della serie di articoli di Brian Deer ci si rende conto che l’esplosione del fenomeno dei vaccinocomplottisti, già preesistente, ma ingigantito da questo caso, non fu altro che il tentativo da parte di un singolo o di poche persone di arricchirsi sulla pelle della gente, in modo particolare bambini con lo scopo dichiarato, invece, di difenderli e di proteggerli. Il tutto facendo leva sulle giuste paure e comprensibili insicurezze di genitori messi di fronte alla prospettiva, a questo punto palesemente costruita ad arte, di esporre i propri figli ad una patologia debilitante. L’analisi di quanto scoperto e mostrato da Deer solleva qualunque dubbio sulla buona fede di Wakefield: egli non poteva non sapere che i suoi risultati erano contraffatti, avendoli contraffatti lui stesso ed era perfettamente cosciente dell’insussistenza del legame tra vaccino trivalente e autismo.

I danni provocati da Wakefield sono enormi: la percentuale di vaccinazioni nel Regno Unito e negli Stati Uniti è calato moltissimo dalla pubblicazione del suo articolo e si è visto un aumento significativo di casi di quelle malattie combattute da esso, a volte mortali. Quando il livello di vaccinazioni all’interno di una comunità scende sotto una certa soglia, anche i soggetti vaccinati sono sottoposti ad un rischio maggiore di contrarre le malattie, in quanto nessun vaccino è efficace al 100% e la loro forza risiede anche nella cosiddetta immunità di branco.

Ma i danni provocati da questo caso non si fermano qui: centri di ricerca e ministeri della salute di tutto il mondo hanno dovuto spendere montagne di denaro e di ore di ricerca per dimostrare al pubblico l’assenza di un legame tra vaccini e autismo, e queste risorse sarebbero potute essere usate, invece, per fare ricerca sulle vere cause di questa sindrome, che al momento attuale sono ancora elusive, anche se si stanno facendo enormi passi avanti (che puntano sempre maggiormente nella direzione genetica).

Ci si aspetterebbe che Wakefield ora fosse in disgrazia, se non in prigione, per tutti i danni che ha causato, invece continua ad essere il paladino, negli Stati Uniti, dei più ferventi tra i vaccinocomplottisti e protetto e onorato come un eroe, proprio da quelle persone che ha cercato di truffare.

Dall’uscita del primo della serie di articoli di Deer, un paio di settimane fa, si è scritto molto su questo argomento: ad esempio, proprio stasera è uscito un post sul blog OggiScienza, Scientific American cerca di vedere come la fiducia nel sistema della ricerca clinica possa essere ristabilito nel post-Wakefield, Il Dr Steven Novella ha un paio di articoli interessanti sui vaccini, uno che porta nuove prove della loro sicurezza e il secondo che analizza il caso Wakefield.

Questo caso esemplare di truffa medico-scientifica finalmente è giunto ad una conclusione, dopo circa 12 anni, nonostante le inconfutabili prove siano ancora messe in dubbio dai più strenui vaccinocomplottisti e da chi ha interessi economici a far credere che i vaccini siano dannosi alla salute, come ad esempio alcuni sostenitori estremisti delle medicine alternative. Il tutto a discapito di genitori preoccupati e confusi e piccoli pazienti.

Voglio concludere questa lunga disamina del caso, che non ha nemmeno cominciato a mostrare tutti i dettagli che invece trovate nei vari link, invitando chi fosse interessato ad andare a vedere un sito, Immunize for Good, dove sono raccolte in modo chiaro e scientificamente rigoroso le risposte alle più comuni domande e ai dubbi più frequenti sui vaccini.

About these ads
Ancora nessun commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 27 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: